Canapa 101
Tutto quello che c’è da sapere sulla canapa: la pianta, la sua storia, i metodi di coltivazione, i suoi impieghi e le ragioni per cui è una delle colture più versatili e sostenibili al mondo.

1. Cos’è la canapa?
La canapa è una varietà di Cannabis sativa, la stessa specie della marijuana, ma con una differenza fondamentale: contiene concentrazioni molto basse di THC (tetraidrocannabinolo), la sostanza responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. Sia la normativa europea sia quella statunitense definiscono la canapa come Cannabis sativa con un contenuto di THC non superiore allo 0,3% sulla sostanza secca. Nell’UE questa soglia si applica a livello di pianta, ma in molti Stati membri i prodotti finiti devono rispettare limiti ancora più severi.
Proprio per questo basso contenuto di THC, la canapa non produce alcun effetto psicotropo e viene coltivata per finalità completamente diverse rispetto alla cannabis ad uso ricreativo. La si coltiva per le sue robuste fibre liberiane, per i semi ricchi di nutrienti, per i fiori ad alto contenuto di CBD (cannabidiolo) e per una vasta gamma di applicazioni industriali, dall’edilizia alla produzione di carta fino ai biocarburanti.
La canapa è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo. Secondo una revisione pubblicata nel 2024 sul Journal of Cannabis Research, le evidenze archeologiche e storiche indicano che la sua coltivazione risalirebbe già all’8000 a.C., il che ne fa una delle primissime colture da fibra della storia umana. Da allora il suo utilizzo non si è praticamente mai interrotto, diffondendosi in Asia, in Europa e, in seguito, nelle Americhe.
Oggi la canapa vive una vera rinascita a livello globale. Grazie alla legalizzazione della canapa industriale in Europa e Nord America, alla crescente domanda di prodotti al CBD per il benessere e al rinnovato interesse verso i materiali sostenibili, la sua coltivazione è tornata a espandersi rapidamente dopo decenni di forti limitazioni.
2. Canapa e marijuana: le differenze principali
Canapa e marijuana appartengono entrambe alla specie Cannabis sativa, ma vengono coltivate per scopi completamente diversi e producono effetti altrettanto diversi. È proprio la confusione tra le due piante una delle ragioni per cui, per gran parte del Novecento, la canapa è stata messa al bando insieme alla cannabis ad uso ricreativo. Comprendere questa distinzione è importante sia dal punto di vista scientifico sia da quello legale.
Contenuto di THC
La differenza più rilevante è di natura chimica. La canapa contiene lo 0,3% di THC o meno sulla sostanza secca, una quantità troppo bassa per produrre un qualsiasi effetto psicoattivo. La cannabis ad uso ricreativo, al contrario, viene selezionata appositamente per concentrazioni elevate di THC: a queste dosi, il THC agisce sui recettori CB1 del cervello, generando i noti effetti psicotropi della cannabis.
La canapa, invece, è generalmente ricca di CBD (cannabidiolo), un cannabinoide privo di effetti psicoattivi. Nella cannabis ricreativa il contenuto di CBD viene solitamente ridotto al minimo a favore del THC, dal momento che il CBD tende ad attenuarne gli effetti psicotropi.
Aspetto della pianta
Anche dal punto di vista fisico, canapa e marijuana si distinguono chiaramente. Le piante di canapa da fibra crescono alte e diritte, con una chioma rada e pochi rami. La marijuana, invece, è più bassa, cespugliosa e fittamente ramificata, con infiorescenze più grandi e sviluppate. Fa eccezione la canapa coltivata per il CBD, che viene fatta crescere in modo da assomigliare più da vicino alla cannabis ricreativa, poiché sono proprio i fiori a produrre i cannabinoidi.
Stato legale
La coltivazione, la lavorazione e la vendita della canapa sono legali in tutta l’Unione Europea, nel rispetto di precise norme regolamentari, e negli Stati Uniti lo sono a livello federale dal Farm Bill del 2018. La marijuana resta invece una sostanza controllata nella maggior parte dei paesi. Il confine legale si basa unicamente sulla soglia dello 0,3% di THC: la legge non distingue le due piante in base all’aspetto o ad altre caratteristiche.
| Canapa | Marijuana | |
|---|---|---|
| Specie | Cannabis sativa | Cannabis sativa / indica |
| Contenuto di THC | Fino allo 0,3% | Dal 10% al 30%+ |
| Contenuto di CBD | Alto (nelle varietà da CBD) | Basso (generalmente) |
| Effetto psicoattivo | No | Sì |
| Utilizzi principali | Fibra, alimentazione, CBD, edilizia | Uso ricreativo, medico |
| Stato legale (UE) | Legale (varietà approvate) | Sostanza controllata |
3. Profilo botanico della pianta di canapa
La canapa (Cannabis sativa L.) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Cannabaceae. È una delle colture a crescita più rapida nei climi temperati e, a seconda della varietà e della destinazione d’uso, raggiunge la piena maturazione in un periodo che va dai 70 ai 140 giorni.
Anatomia della pianta
La canapa sviluppa un fittone profondo, capace di penetrare nel terreno fino a 1,5-2 metri: è uno dei motivi per cui la pianta è così efficace nell’assorbire nutrienti e, nei progetti di fitorisanamento, anche sostanze contaminanti. Il fusto principale è cavo e racchiude sia le fibre liberiane – le fibre lunghe e resistenti che corrono lungo l’esterno dello stelo – sia il canapulo, la parte legnosa interna, separata dalle fibre durante la lavorazione.
Le foglie sono palmate, generalmente composte da 5 a 9 foglioline disposte a ventaglio, mentre i fiori sono piccoli e riuniti in infiorescenze dense. La canapa è per lo più dioica, produce cioè piante maschili e femminili separate, anche se esistono varietà monoiche – con entrambi i tipi di fiore sulla stessa pianta – apprezzate da alcuni coltivatori per la maggiore uniformità della coltura.
Tricomi e fitocomposti
I fiori e le foglie superiori della pianta sono ricoperti da minuscole strutture simili a peli, chiamate tricomi: sono le ghiandole che producono i cannabinoidi della pianta (tra cui CBD e THC in tracce), i terpeni, ovvero i composti aromatici, e i flavonoidi. La densità e il profilo chimico dei tricomi variano notevolmente da una varietà all’altra e rappresentano il fattore principale nel determinare la resa in cannabinoidi di una coltura orientata al CBD.
Le varietà di canapa in base alla destinazione d’uso
La selezione varietale moderna ha portato allo sviluppo di cultivar pensate per tre finalità ben distinte, ciascuna con caratteristiche agronomiche proprie:
- Canapa da fibra: selezionata per una crescita alta e diritta e per un’elevata proporzione di fibra liberiana rispetto al canapulo. Le piante vengono seminate fitte per limitare la ramificazione e massimizzare la resa in stelo.
- Canapa da seme (o canapa da granella): selezionata per semi grandi e ricchi di olio. Rispetto alle varietà da fibra, le piante sono più basse e ramificate, con la resa in seme come obiettivo principale.
- Canapa da CBD (o canapa da fiore, a duplice attitudine): selezionata per massimizzare il contenuto di cannabinoidi nei fiori mantenendo il THC entro i limiti di legge. Queste piante vengono generalmente coltivate con sesti di impianto più ampi, per consentire lo sviluppo completo della chioma.
4. Storia e origini
Il legame tra la canapa e l’umanità è antichissimo e diffuso in tutto il mondo. Poche colture hanno accompagnato la civiltà umana attraverso così tante culture, continenti ed epoche storiche.
Le origini antiche
Le prime tracce certe della coltivazione della canapa provengono dalla Cina settentrionale. I dati archeologici collocano la sua domesticazione intorno all’8000 a.C., rendendola una delle piante più antiche mai coltivate al mondo. Impronte di corde di canapa su ceramiche di siti neolitici a Taiwan e in Cina, resti tessili rinvenuti nella provincia dello Zhejiang e semi ritrovati in numerosi scavi restituiscono l’immagine di una pianta profondamente radicata nella cultura materiale della Cina antica, dove veniva impiegata per corde, tessuti, carta e alimentazione.
Dalle sue origini in Asia orientale e centrale, la canapa si diffuse verso occidente seguendo le rotte commerciali, raggiungendo il Medio Oriente intorno al 1000 a.C., in parte grazie agli Sciti, popolazioni nomadi delle steppe eurasiatiche le cui migrazioni ne favorirono la diffusione su un’area geografica vastissima. Tracce di tessuti di canapa sono state rinvenute in siti archeologici in Turchia, nell’antica Mesopotamia e, successivamente, in Europa.
La canapa nell’Europa classica e medievale
Già in epoca romana la canapa era una materia prima preziosa, utilizzata per corde, vele e tela. Si ritiene che la stessa parola inglese “canvas” (tela) derivi dal latino cannabis. Nel corso del Medioevo, le marine europee dipendevano così tanto dalle corde e dalle vele di canapa da considerarla, in certi periodi, una risorsa strategica. La carta di canapa fu tra le prime prodotte in Europa, e la Bibbia di Gutenberg, nel XV secolo, venne stampata in parte proprio su carta di canapa.
In diversi momenti della storia, alcune nazioni europee resero obbligatoria la coltivazione della canapa. Nel XVII secolo la Corona britannica impose ai coloni della Virginia e del Massachusetts di coltivarla, e sia George Washington sia Thomas Jefferson la coltivarono nelle proprie piantagioni. Anche il blocco navale imposto da Napoleone contro il Regno Unito era in parte motivato dalla volontà di tagliare i rifornimenti di canapa destinati alla marina britannica.
Il declino del Novecento e la rinascita
Le sorti della canapa cambiarono radicalmente nei primi decenni del Novecento. Il Marihuana Tax Act del 1937, negli Stati Uniti, rese di fatto la coltivazione della canapa proibitiva, equiparandola alla marijuana nonostante i tentativi del settore di distinguere le due piante. La Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti del 1961 estese questo approccio a livello globale, e nei decenni successivi la maggior parte dei paesi occidentali vietò la coltivazione della canapa insieme a quella della cannabis ricreativa.
In Europa, l’UE tornò a consentire la coltivazione della canapa industriale a partire dal 1993, inizialmente per le varietà da fibra e da seme a bassissimo contenuto di THC, sulla base di un elenco di varietà approvate a livello comunitario. Negli Stati Uniti, i Farm Bill del 2014 e del 2018 reintrodussero progressivamente la coltivazione legale della canapa, fino alla piena legalizzazione federale del CBD derivato dalla canapa nel 2018. Questo cambiamento normativo diede il via a una rapida crescita commerciale, sia nel comparto della fibra sia in quello del CBD.
5. Come si coltiva la canapa?
La canapa viene spesso descritta come una coltura poco esigente e, per gli standard dell’agricoltura su larga scala, è in gran parte vero: richiede meno input rispetto al cotone o ai cereali convenzionali, cresce rapidamente soffocando le infestanti ed è adatta a un’ampia gamma di climi temperati. Le tecniche di coltivazione, tuttavia, cambiano notevolmente a seconda che la coltura sia destinata alla fibra, al seme o al CBD.
Clima e terreno
La canapa predilige i climi temperati con umidità moderata e terreni fertili e ben drenati, con un pH compreso tra 6,0 e 7,5. Non tollera i ristagni d’acqua ed è sensibile al gelo nelle prime fasi di crescita, motivo per cui la semina in campo aperto avviene generalmente solo dopo l’ultima gelata. Si adatta particolarmente bene a gran parte dell’Europa centrale e occidentale, il che la rende una coltura naturale per paesi come la Francia (storicamente il primo produttore UE), i Paesi Bassi, la Germania, la Slovenia, l’Austria e l’Italia.
La canapa è una pianta piuttosto esigente in azoto: pur richiedendo meno concimazione di molte colture paragonabili, il suo fabbisogno di azoto è reale, ed è importante gestire correttamente la fertilità del suolo per una produzione sostenibile. Le radici profonde della pianta migliorano la struttura del terreno nel tempo e, poiché la canapa perde le foglie durante il ciclo vegetativo, restituisce al suolo una quantità significativa di sostanza organica.
Coltivazione della canapa da fibra
La canapa da fibra viene seminata fitta, di norma tra 40 e 60 kg di seme per ettaro, per favorire una crescita alta e diritta con una ramificazione minima. Viene raccolta al momento della massima maturità della fibra, in genere 70-90 giorni dopo la semina, prima che i semi si sviluppino completamente. Gli steli vengono tagliati e lasciati macerare sul campo – un processo in cui l’umidità e i microrganismi scompongono la pectina che tiene unite le fibre – per poi essere raccolti e sottoposti a decorticazione, che separa le fibre liberiane dal canapulo legnoso.
Coltivazione della canapa da seme
La canapa da seme viene seminata a densità inferiori rispetto a quella da fibra, di norma tra 25 e 35 kg per ettaro, per favorire una maggiore ramificazione e lo sviluppo dei fiori. Si raccoglie quando i semi sono maturi, generalmente con una mietitrebbia adattata a questo tipo di coltura. I semi di canapa vengono poi puliti, essiccati e trasformati in prodotti alimentari come l’olio di canapa e le proteine di canapa.
Coltivazione della canapa da CBD
Tra le tre tipologie di coltivazione, quella per il CBD è la più impegnativa dal punto di vista gestionale. Le piante vengono coltivate a bassa densità per permettere a ciascuna di sviluppare una chioma completa e massimizzare la produzione di fiori. Si preferiscono (o si richiedono) piante femminili, poiché sono quelle che producono le infiorescenze resinose e ricche di cannabinoidi. È necessario monitorare regolarmente i livelli di THC, dato che stress ambientali, variazioni del fotoperiodo e impollinazione incrociata da parte di piante maschili possono farlo salire oltre i limiti consentiti.
Raccolta e lavorazione
I fiori di canapa da CBD vengono raccolti a mano o con macchinari specifici, essiccati con cura per preservarne il contenuto di cannabinoidi, e poi estratti – solitamente con CO2 supercritica o etanolo – per ottenere l’estratto grezzo di canapa alla base dell’olio di CBD e degli altri prodotti a base di CBD. I successivi processi di raffinazione (winterizzazione, distillazione, cromatografia) producono gli estratti ad ampio spettro o isolati impiegati in molti prodotti destinati al consumatore.
6. Gli utilizzi della canapa
La versatilità della canapa non ha quasi eguali nel regno vegetale. Praticamente ogni parte della pianta – radice, seme, fiore – trova un’applicazione commerciale o industriale documentata. È uno dei motivi principali per cui i sostenitori della canapa la descrivono come una coltura capace di dare un contributo concreto a un’economia più sostenibile e circolare.
Tessuti e fibra
La fibra di canapa viene impiegata da millenni per corde, tele e tessuti grezzi, e oggi un movimento crescente nella moda sostenibile la sta riportando nell’abbigliamento e nei tessili per la casa. La fibra di canapa è naturalmente resistente, traspirante e resistente a muffe e raggi UV: si ammorbidisce con i lavaggi e l’uso senza perdere la propria integrità strutturale. Le moderne tecniche di lavorazione permettono oggi di ottenere tessuti di canapa morbidi e sottili, in grado di competere con il cotone per tatto e resa estetica, pur richiedendo una frazione dell’acqua e nessun pesticida in coltivazione.
Il canapulo, il nucleo legnoso interno dello stelo, viene utilizzato come lettiera per animali: le sue proprietà assorbenti e naturalmente antibatteriche ne fanno un’alternativa efficace e biodegradabile ai trucioli di legno.
Alimentazione
I semi di canapa rappresentano un vero e proprio primato dal punto di vista nutrizionale: sono uno dei pochi alimenti vegetali a contenere tutti e nove gli amminoacidi essenziali in proporzioni equilibrate, il che li rende una fonte di proteine complete. Nella loro forma decorticata contengono circa il 25% di proteine in peso e sono ricchi di acidi grassi omega-3 e omega-6, in un rapporto dietetico pressoché ideale di circa 3:1 (omega-6 rispetto a omega-3). L’olio di canapa, spremuto a freddo dai semi, è apprezzato tanto in cucina quanto in cosmesi.
Dai semi di canapa nasce un’ampia gamma di prodotti alimentari: dai semi decorticati alle proteine di canapa, fino al latte e alla farina di canapa. Nessuno di questi contiene quantità rilevanti di CBD o THC, poiché i semi in sé non producono cannabinoidi: si tratta infatti di alimenti convenzionali, venduti e consumati come tali in tutto il mondo.
Edilizia: canapa e calce, e isolamento termico
Una delle applicazioni più interessanti che si stanno affermando per la canapa è quella nell’edilizia sostenibile. La canapa e calce, o hempcrete, è un biocomposito ottenuto mescolando canapulo, calce e acqua: è leggero, termicamente efficiente, traspirante, resistente al fuoco e con un bilancio di carbonio negativo già in fase di produzione. Pur non essendo un materiale portante (viene utilizzato come tamponamento all’interno di una struttura portante), garantisce un’ottima massa termica e contribuisce a regolare la qualità dell’aria interna.
La fibra di canapa viene inoltre impiegata come isolante termico e acustico, sotto forma di pannelli o materiale sfuso, offrendo un’alternativa naturale e biodegradabile alla lana di vetro o agli isolanti sintetici. Alcuni studi di analisi del ciclo di vita hanno dimostrato che i materiali da costruzione a base di canapa possono raggiungere un’impronta di carbonio negativa lungo l’intero ciclo di vita, rendendoli tra le scelte più interessanti per un’edilizia a basso impatto climatico.
Carta
La canapa viene utilizzata per produrre carta da oltre duemila anni. La carta di canapa è più resistente di quella a base di pasta di legno, ingiallisce più lentamente e può essere prodotta con un utilizzo di sbiancanti nettamente inferiore. Un ettaro di canapa produce quattro volte più pasta da carta all’anno rispetto a un ettaro di alberi, che impiegano decenni prima di poter essere abbattuti. La carta di canapa uscì dal mercato nel corso del Novecento soprattutto a causa delle restrizioni normative imposte alla coltivazione della canapa e dell’industrializzazione della carta a base di legno, non per un’effettiva inferiorità del materiale.
Biocarburanti
La biomassa di canapa può essere trasformata in biocarburante attraverso diversi processi: l’olio dei semi può essere utilizzato come materia prima per il biodiesel, mentre la cellulosa della canapa può essere fermentata per produrre bioetanolo. Sebbene i biocarburanti a base di canapa non siano ancora competitivi con quelli fossili su scala commerciale, rientrano in un discorso più ampio sul possibile ruolo della canapa in un’economia basata sulle biorisorse. L’elevata resa in biomassa per ettaro, superiore a quella di molte altre colture energetiche, ne fa un candidato interessante per la ricerca futura.
Benessere e prodotti al CBD
Il mercato del benessere legato al CBD, alimentato dal cannabidiolo estratto dalla canapa, è diventato una delle applicazioni commercialmente più rilevanti della pianta nell’epoca moderna. Oli, prodotti topici e altri articoli al CBD vengono ricavati dai fiori di canapa e dalle foglie superiori delle varietà ad alto contenuto di cannabinoidi.
Altri utilizzi
La canapa trova impiego documentato anche nelle bioplastiche (i compositi di canapa vengono utilizzati in alcuni pannelli automobilistici, in sostituzione della fibra di vetro), nella cosmesi (l’olio di semi di canapa e il CBD sono ampiamente utilizzati nella cura della pelle) e nella depurazione delle acque (i tappeti in fibra di canapa sono stati studiati come mezzo per filtrare i metalli pesanti dalle acque contaminate).
7. Canapa e sistema endocannabinoide
Uno degli aspetti scientificamente più rilevanti della canapa è la presenza di cannabinoidi nei fiori e nelle foglie. Composti come CBD, CBG, CBN, CBC e THC in tracce interagiscono con il sistema endocannabinoide (SEC), una rete regolatoria presente in tutti i mammiferi che svolge un ruolo centrale nel mantenimento dell’equilibrio fisiologico.
Il sistema endocannabinoide è costituito dai recettori cannabinoidi (CB1 e CB2), dagli endocannabinoidi prodotti naturalmente dall’organismo e dagli enzimi che li sintetizzano e li degradano. Quando i fitocannabinoidi della canapa interagiscono con questo sistema, possono modulare numerosi processi fisiologici, tra cui la percezione del dolore, l’infiammazione, l’umore, il sonno e la risposta immunitaria.
Il CBD, il principale cannabinoide della canapa, non si lega direttamente ai recettori cannabinoidi principali come fa invece il THC. Agisce piuttosto attraverso meccanismi indiretti multipli: rallenta la degradazione degli endocannabinoidi prodotti dal corpo, attiva i recettori della serotonina e del dolore e modula la sensibilità recettoriale. Proprio questa farmacologia ad ampio spettro spiega perché il CBD e gli estratti di canapa siano oggetto di studio in così tanti ambiti diversi legati alla salute.
8. Quadro normativo
La normativa sulla canapa è oggi molto più favorevole rispetto a vent’anni fa, ma resta complessa e varia da paese a paese. Ecco una panoramica pratica per consumatori e aziende che operano in Europa e non solo.
Unione Europea
La coltivazione della canapa industriale è legale in tutti gli Stati membri dell’UE, purché si utilizzino le varietà di cultivar approvate incluse nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole dell’Unione. Queste varietà devono contenere meno dello 0,3% di THC nella pianta. Gli agricoltori che coltivano canapa devono registrarsi presso le autorità agricole nazionali e utilizzare sementi certificate, scelte dall’elenco approvato.
Il quadro normativo principale per i prodotti al CBD derivati dalla canapa nell’UE è il Regolamento sui nuovi alimenti (UE) 2015/2283. Nel 2019 la Commissione europea ha stabilito che gli estratti di CBD dalla canapa (così come da altre piante di cannabis) rientrano tra i Novel Food, e devono quindi ottenere l’autorizzazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) prima di poter essere commercializzati come alimenti o integratori alimentari. Per molte aziende e categorie di prodotto, questo processo di autorizzazione è ancora in corso. Nel frattempo, i prodotti al CBD già presenti sul mercato prima di questa decisione possono continuare a essere venduti in molti Stati membri, grazie a regimi transitori.
I limiti di THC nei prodotti finiti destinati al consumo variano da paese a paese: lo 0,2% è una soglia diffusa, ma non universale, e alcuni paesi applicano standard ancora più severi per i prodotti alimentari. I prodotti cosmetici a base di CBD rientrano invece nella normativa sui cosmetici e non sono soggetti alle regole sui Novel Food.
Regno Unito
Dopo la Brexit, il Regno Unito applica un proprio sistema di regolamentazione dei Novel Food, gestito dalla Food Standards Agency (FSA). Per essere venduti legalmente, i prodotti al CBD devono figurare nell’elenco dei Novel Food validati dalla FSA. La coltivazione della canapa è consentita su licenza dell’Home Office, solo per le varietà approvate. Nei prodotti finiti, il THC non può superare 1 mg per confezione, indipendentemente dal volume.
Stati Uniti
L’Agriculture Improvement Act del 2018 (il Farm Bill) ha rimosso la canapa dall’elenco delle sostanze controllate, autorizzandone la coltivazione e la vendita a livello federale e definendola come Cannabis sativa con meno dello 0,3% di THC sulla sostanza secca. L’USDA vigila sulla coltivazione della canapa, mentre i singoli Stati gestiscono programmi regolatori propri all’interno del quadro federale. Il CBD derivato dalla canapa si trova invece in una sorta di zona grigia normativa a livello federale: la FDA non lo ha ancora autorizzato come additivo alimentare o integratore, anche se i controlli restano limitati e il mercato continua a operare su ampia scala. Molti Stati hanno inoltre proprie regolamentazioni specifiche sul CBD.
Il quadro internazionale
Il panorama normativo globale della canapa continua a evolversi. Svizzera, Canada, Australia e diversi altri paesi hanno sviluppato propri sistemi regolatori che consentono la coltivazione della canapa e la vendita di prodotti al CBD a determinate condizioni. Nella maggior parte dei casi il principio di fondo resta lo stesso: la canapa si distingue dalla cannabis controllata in base al contenuto di THC, e i prodotti che ne derivano vengono regolamentati di conseguenza.
9. Canapa e sostenibilità
Le credenziali ambientali della canapa sono tra gli argomenti più convincenti a favore di una sua diffusione più ampia, sia come coltura sia come materiale industriale. Non è una coltura perfetta e, come per qualsiasi prodotto agricolo, il suo impatto ambientale dipende da come e dove viene coltivata, ma il suo profilo di partenza si confronta molto favorevolmente con la maggior parte delle alternative convenzionali.
Sequestro del carbonio
Durante la fase di crescita, la canapa si comporta come un pozzo di carbonio straordinariamente efficiente. Secondo alcune ricerche citate dal Centre for Natural Material Innovation dell’Università di Cambridge, la canapa industriale assorbe tra le 8 e le 15 tonnellate di CO2 per ettaro coltivato, un valore che la rende più efficiente, per ettaro, della maggior parte delle specie arboree, le quali sequestrano in genere tra le 2 e le 6 tonnellate per ettaro all’anno. Quando la canapa viene impiegata per realizzare prodotti duraturi come la canapa e calce, i pannelli isolanti o i biocompositi, il carbonio assorbito durante la crescita rimane immagazzinato nel materiale per tutta la vita utile del prodotto, prolungando il beneficio climatico ben oltre la stagione di coltivazione.
Uno studio di analisi del ciclo di vita pubblicato su Science of the Total Environment ha rilevato che la canapa coltivata per la produzione di materiali da costruzione bio-based e duraturi, come pannelli isolanti e componenti per l’automotive, offre un beneficio climatico a lungo termine, dovuto soprattutto al carbonio immagazzinato nei prodotti e alle emissioni evitate rispetto ai materiali alternativi di origine fossile.
Fitorisanamento
La canapa possiede una notevole capacità di assorbire metalli pesanti e altri contaminanti dai terreni inquinati, un processo noto come fitorisanamento. Il sistema radicale profondo e l’elevata biomassa della pianta le permettono di prelevare dal suolo metalli come cadmio, piombo, rame e zinco, accumulandoli nei propri tessuti. Una revisione pubblicata nel 2022 sulla rivista Plants ha confermato che la canapa mostra buone capacità di accumulo per un’ampia gamma di contaminanti del suolo, compresi metalli pesanti e radionuclidi.
Una delle dimostrazioni più significative di questa capacità riguarda l’impiego della canapa nei pressi del sito nucleare di Chernobyl, in Ucraina. A partire dal 1998, la canapa è stata piantata nella zona di esclusione intorno all’ex reattore per estrarre dal terreno contaminato elementi radioattivi come cesio e stronzio. Il progetto, condotto dall’Istituto ucraino delle colture da fibra liberiana con il supporto dell’azienda di fitorisanamento Phytotech, ha dimostrato riduzioni misurabili della contaminazione del suolo nelle aree trattate. È importante sottolineare che la canapa impiegata per il fitorisanamento non è adatta al consumo umano, poiché i contaminanti assorbiti restano presenti in tutta la pianta.
Un’agricoltura a basso impiego di sostanze chimiche
Rispetto alla maggior parte delle colture da fibra e alimentari comparabili, la canapa richiede molti meno pesticidi ed erbicidi. La sua rapida crescita iniziale le permette di soffocare le infestanti senza bisogno di interventi chimici, e la pianta produce naturalmente composti in grado di respingere molti parassiti comuni. Il cotone, per fare un confronto, assorbe da solo una quota sproporzionatamente alta dei pesticidi agricoli utilizzati a livello globale, pur occupando una superficie coltivata molto più ridotta. Per questo motivo, il passaggio alla certificazione biologica risulta relativamente semplice per la canapa rispetto a molte altre colture.
Efficienza idrica
Per produrre una quantità paragonabile di fibra, la canapa richiede molta meno acqua del cotone. La coltivazione del cotone, molto idroesigente, ha contribuito a gravi problemi ambientali, tra cui la quasi scomparsa del Mar d’Aral. Il sistema radicale più profondo della canapa la rende anche più resiliente in condizioni di piovosità variabile, rispetto alle colture con radici superficiali.
Biodegradabilità
A fine vita, i materiali a base di canapa sono completamente biodegradabili, a differenza delle fibre sintetiche (nylon, poliestere), delle plastiche derivate dal petrolio e dei compositi in fibra di vetro. In un’ottica di economia circolare, la capacità di restituire il materiale al ciclo biologico, invece di accumularsi come rifiuto, rappresenta un vantaggio ambientale significativo.
Un quadro equilibrato
I benefici ambientali della canapa sono reali e ben documentati, ma vanno valutati con onestà. Come ogni coltura, anche la canapa comporta dei costi ambientali: richiede un terreno fertile, assorbe azoto, e la raccolta e la lavorazione comportano un dispendio energetico. La sostenibilità di un prodotto a base di canapa dipende dall’intera filiera, dalla coltivazione alla lavorazione fino al trasporto. Una canapa coltivata biologicamente in Europa e lavorata localmente ha un’impronta ambientale molto diversa da una coltivata in modo intensivo e trasportata dall’altra parte del mondo. Per saperne di più sul nostro approccio e sulla nostra filiera, consulti questa pagina.